Anima Cosciente

Vedo che molti fanno una cosa e allora penso che sia giusta. E siccome vedo che molti fanno una cosa non solo penso sia giusta ma percepisco che quello è il comportamento necessario per continuare ad appartenere al gruppo. Ed è esattamente in quel punto ch entra in gioco una paura.
La paura dell’esclusione perché non aderire significa rischiare di apparire strani, fuori moda, discutibili, non frequentabili e soprattutto fuori dal giro.
C’è una branca che si chiama psicologia sociale che distingue bene almeno due fenomeni.
L’influenza informativa: «se lo fanno tutti, probabilmente sanno qualcosa che io non so».
E l’influenza normativa: «anche se non sono convinto, mi adeguo perché non voglio essere escluso o giudicato». 
Ricordate l’epoca covid? I fenomeni c’erano entrambi. E non sono rientrati, anzi.
Ma non finisce qui perché qui arriva un fenomeno ancor più potente e mai avuto nel passato: i social. Vetrine per gente in cerca di consenso che aggiungono qualcosa di molto particolare: trasformano il consenso in peso, numero e misura.
Like, visualizzazioni, condivisioni, follower, trend. Non vediamo semplicemente un comportamento: vediamo anche quanto sembra essere approvato dagli altri, misurandolo. E questo produce social proof, ovvero la prova sociale. Si viene immediatamente giudicati e la popolarità diventa implicitamente un a favore o contro. E lì si misura il proprio valore che tuttavia non è mai definitivo, richiede sempre la produzione di contenuti e la sottomissione al giudizio del seguaci che ripeteranno sempre il rito della misura del consenso. Una sorta di droga sia per chi produce contenuti sì per chi ne usufruisce. Un circolo vizioso senza fine, anzi alla continua ricerca di nuove idee per stupire sempre di più i “followers”.
I famosi haters. Gente che vive dietro uno schermo e protetta dal vetro
Cosa c’è di più arimanico?